L'angelo del fango
Leonardo Gori - "l'angelo del fango"
Firenze, 26-9-2005
Di Rossella Martina
Dirò subito che a mio avviso questo è il miglior romanzo di Leonardo Gori. Molti penseranno a una formula di rito, a qualcosa che si dice sempre quando si presenta un libro. In questo caso, comunque, non è così. Ho avuto modo di presentare già almeno due romanzi di Leonardo Gori, e in quelle occasioni non ho detto niente del genere, per quanto i suddetti romanzi mi fossero piaciuti molto. Aggiungo anzi, con molta franchezza, che fino ad oggi, fino cioè all'uscita dell'Angelo del fango, personalmente ho ritenuto Nero di maggio, il primo giallo con protagonista Arcieri, il più bello della serie. L'unica eccezione era I delitti del mondo nuovo, che però non fa parte del serial con l'ormai celebre regio carabiniere. L'angelo del fango, ad ogni modo, supera tutti gli altri romanzi, perché ai pregi degli altri dobbiamo aggiungere la maturità stilistica e soprattutto una maggiore confidenza dell'autore con i sentimenti, con la capacità di metterli nella pagina. Ma andiamo con ordine. Molti sapranno quasi tutto di Gori e dei suoi romanzi; per gli altri dirò che l'autore è fiorentino, il suo primo libro è uscito nel 2000 e da allora ne ha pubblicati sei, compreso quello di cui parliamo oggi, ovvero L'angelo del fango edito da Rizzoli. Cinque di questi, ossia Nero di maggio, Il passaggio, La finale e Lo specchio nero (quest'ultimo scritto assieme allo storico Franco Cardini), hanno come protagonista, in veste di detective, il capitano dei carabinieri Bruno Arcieri. Questi romanzi sono ambientati in un periodo storico abbastanza circoscritto, tra il 1938 e il 1945. Con l'Angelo del fango, invece, ci spostiamo al 1966 e troviamo quindi Bruno Arcieri ultrasessantenne, ma non ancora in pensione: ha il grado di colonnello e lavora nei servizi segreti. Perché è il migliore della serie? In primo luogo perché qui il talento più specifico di Leonardo Gori raggiunge vette elevatissime: l'autore è infatti straordinariamente bravo nel cesellare, o meglio ancora nell'intarsiare la propria storia, quella di fantasia, all'interno, sopra e attraverso la Grande Storia, quella vera, muovendosi attraverso vicende realmente accadute. A mio parere, questo è il vero giallo storico, originale e difficile da costruire. Non basta infatti ambientare un delitto nel passato per fare un giallo storico - e sì che lo fanno in molti, anche grandissime firme del giallo nazionale e internazionale - non basta che un serial killer uccida negli anni Venti oppure un amante geloso uccida negli anni Cinquanta per avere il giallo storico. Giallo storico è quello che costruisce molto puntigliosamente Leonardo Gori. In primo luogo perché il delitto o i delitti che descrive avvengono in quel dato contesto storico e a causa di quel contesto. Non potrebbero svolgersi in nessun altra epoca. Poi perché - e qui sta l'arte dell'intarsio - Gori verifica ogni minimo particolare, riesce a mettere una tessera di fantasia e due di di realtà ottenendo però un disegno dagli incastri perfetti.
Si dirà che tutto questo è magnifico, ma non ancora abbastanza da indurci a comprare e leggere L'angelo del fango. Ed è giusto. In realtà ho iniziato, per così dire, dal dessert. Avrei dovuto dire prima, e invece lo dico adesso, che la storia che ci racconta Gori è in primo luogo un thriller avvincente, ed è anche un romanzo intelligente e impegnato, se mi è concesso di usare il termine vetusto. Impegnato nel senso che l'autore non esita ad addentrari in alcuni certi scomodissimi segreti della cosiddetta prima repubblica, repubblica nata dalla resistenza e quindi antifascista ma in realtà non di rado soltanto post-fascista. Dunque senz'altro un giallo, ma direi meglio un romanzo che è anche - e a pieno titolo - un giallo avvincente, intelligente, impegnato e coinvolgente. Come vi ho già detto troviamo qui Bruno Arcieri con i capelli grigi, a Firenze nel 1966: più precisamente tutto si svolge tra il 4 e l'8 novembre di quell'anno, in piena alluvione. Avevamo lasciato Arcieri nel '45, innamoratissimo di Elena Contini, bella e ricca ebrea fiorentina, e adesso lo troviamo solo: Elena è fuggita da Firenze e da lui da ormai quasi dieci anni. Alcuni passaggi del libro ci raccontano di un rapimento di cui sarebbe stata vittima nel '57, ma immagino che tutta la storia, nei dettagli, la conosceremo attraverso uno dei prossimi romanzi di Gori. Qui, nell'angelo del fango, Arcieri è solo e triste, ma riesce però per alcune ore a ritrovare il sorriso e l'energia della sua gioventù, accanto a una donna. Non posso e non voglio dire oltre. Il giallo vero e proprio comincia con il ritrovamento di un cadavere nei sotterranei della Biblioteca Nazionale. Potrebbe essere annegato per la piena ma qualcosa non quadra, non si spiega perché l'uomo si trovasse lì al momento dell'esondazione dell'Arno.
Partendo da qui si dipana il dramma di Firenze sommersa, disperata ma tuttavia orgogliosa e pronta a farsi carico del proprio destino senza attendere aiuti che peraltro arriveranno solo in minima parte e soprattutto dal fronte dei volontari più che delle istituzioni. Questa Firenze è descritta in modo sofferto, partecipe, direi amoroso, come solo un fiorentino avrebbe potuto fare. E ciò benché Leonardo, all'epoca, fosse solo un bambino di neppure dieci anni. C'è dunque questa città che sembra perduta sotto un mare di fango e nafta, ma che si rimbocca le maniche e lotta e torna, è il caso di dirlo, a galla. Come ho già avuto modo di accennare c'è la visita del presidente della Repubblica Saragat che diviene il momento centrale del giallo. E ci sono una serie di interconnessioni tra un oscuro passato che torna - quello dei repubblichini, di Salò, di nostalgici che non hanno mai posato le armi - e l'Italia del boom, ignara o che forse vuole essere tale. Moltissimi fili che inizialmente scorrono paralleli ma che Gori da un certo punto in poi comincia ad annodare e a tessere verso un inesorabile bellissimo finale che li riunisce tutti quanti in maniera originale e brillante. E con questo credo di avere detto quanto potevo senza togliere niente, spero, al gusto della lettura del libro.